Esdebitazione ed IVA, la Corte Europea fa chiarezza

Con la sentenza 493/2015 la Corte Europea fa un po’ di chiarezza sul trattamento dell’IVA in ambito di esdebitazioni. Finora l’IVA essendo un tributo di tipo Europeo era escluso dall’ambito dell’ esdebitazione, questo in quanto la normativa Europea prevede l’obbligo da parte degli stati alla riscossione dell’IVA e l’obbligo di non agevolare con aiuti statali alcune imprese piuttosto che altre.

La sentenza 493/2015, con rimandi alla sentenza Degano Trasporti 546/2014, precisa al paragrafo 25 e conclude al paragrafo 29, che non è possibile considerare l’ esdebitazione ed in particolare l’ esdebitazione dell’IVA come un aiuto dello stato, in quanto per aiuto di stato si intende:

Per quanto riguarda le norme in materia di aiuti di Stato, occorre ricordare che la qualifica di una misura nazionale come «aiuto di Stato» richiede, secondo una giurisprudenza costante, che siano soddisfatti tutti i requisiti seguenti. In primo luogo, deve trattarsi di un intervento dello Stato o effettuato mediante risorse statali. In secondo luogo, tale intervento deve poter incidere sugli scambi tra Stati membri. In terzo luogo, deve concedere un vantaggio selettivo al suo beneficiario. In quarto luogo, deve falsare o minacciare di falsare la concorrenza…

Oltre a tale punto, un’altra contestazione era relativa all’obbligo di riscossione del tributo IVA da parte degli stati membri dell’ Unione Europea.

Per chiarire questo punto è necessario visionare la sentenza “Degano Trasporti”  546/14, richiamata anche dalla sentenza prima esaminata e dove al punto 25 possiamo leggere:

In tal senso, anzitutto, la procedura di concordato preventivo comporta che l’imprenditore in stato di insolvenza liquidi il suo intero patrimonio per saldare i propri debiti. Se tale patrimonio non è sufficiente a rimborsare tutti i crediti, il pagamento parziale di un credito privilegiato può essere ammesso solo se un esperto indipendente attesta che tale credito non riceverebbe un trattamento migliore nel caso di fallimento del debitore. La procedura di concordato preventivo appare quindi tale da consentire di accertare che, a causa dello stato di insolvenza dell’imprenditore, lo Stato membro interessato non possa recuperare il proprio credito IVA in misura maggiore.

Quindi la procedura di concordato preventivo è inquadrata in un contesto particolare, dove la riscossione completa dell’IVA (così come gli altri crediti) è difficile per sua natura, vista la mancanza di risorse nell’azienda.

Ed allora in tale contesto la riscossione dell’IVA in cosa consiste?

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La Pubblica Amministrazione virtuale

Da alcuni anni è in atto un’informatizzazione  della pubblica amministrazione , lenta ma presente. Questo è assolutamente un bene (era ora! ), tuttavia nel tempo ho dovuto constatare che si stanno sommando una serie di problemi che di anno in anno vanno a creare difficoltà non indifferenti sia ai professionisti che, soprattutto, ai cittadini.

Innanzitutto  ogni ente va un po’ per i fatti suoi, spesso creando una propria piattaforma o software a seconda delle proprie esigenze e dai programmatori del caso. Questo significa che ogni volta che una persona approccia alla pubblica amministrazione virtuale si trova davanti a qualcosa di nuovo e differente, senza poter così utilizzare l’esperienza passata in altre casistiche.

Altra problematica che bisogna superare ogni qualvolta si cerca di risolvere la burocrazia attraverso l’accesso alle piattaforme virtuali è capire QUALE software utilizzare.  Molte volte per arrivare alla stessa soluzione vi sono modalità differenti. Ad esempio per l’invio della dichiarazione è possibile accreditare le proprie credenziali attraverso il PIN INPS, SPID, NOIPA, FISCONLINE, CNS….soluzioni differenti per giungere allo stesso risultato. Tale problematica genera confusione nell’utente e capita di “rimbalzare” da un sito all’altro o da un software all’altro senza risolvere nulla ( un po’ come “rimbalzare” da un sito ad un altro).

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