L’indicazione del TAEG nei contratti bancari Difetto del contratto e della clausola

T.A.E.G. ovvero Tasso Annuo Effettivo Globale .
I.S.C. ovvero Indicatore Sintetico di Costo.

Le due definizioni sono spesso confuse, inoltre nei contratti hanno oramai lo stesso significato: poter confrontare due finanziamenti diversi, praticamente a colpo d’occhio!

In passato la necessità di un parametro che permettesse di confrontare diversi finanziamenti tra di loro, in maniera da poter percepire velocemente e semplicemente quale prestito fosse più costoso e meno conveniente, ha portato alla costruzione di un Indice Sintetico di Costo, ovvero un valore che possa sinteticamente rappresentare il costo del denaro richiesto e che quindi abbia dei parametri standard, validi per tutti.

Si è allora deciso con un norma di utilizzare il TAEG, ovvero un tasso di periodo annuo che rappresenti effettivamente qual è il costo globale del denaro accreditato.

Leggiamo la normativa che potete trovare completa a questo permalink:

Il primo comma dell’art. 2 DM 08/07/1992 ci offre la definizione del TAEG:

1. Il tasso annuo effèttivo globale (TAEG) è il tasso che rende uguale, su base annua, la somma del valore attuale di tutti gli importi che compongono il finanziamento erogato dal creditore alla somma del valore attuale di tutte le rate di rimborso. Il TAEG è calcolato mediante la formula riportata in allegato I al presente decreto e va indicato con due cifre decimali.

Che tradotto in ambito matematico e tratto dalla norma:

Per comprendere meglio il procedimento di calcolo, si riporta un esempio:

  • Importo del prestito: 1.000,00 Euro
  • Spese sostenute: 50,00 Euro
  • Rata annuale costante (ammortamento alla francese): 550,00 Euro
  • Durata del finanziamento: 24 mesi

Qual è il TAEG di questa operazione? Stando alla normativa sarà:

il tasso che rende uguale, su base annua, la somma del valore attuale di tutti gli importi che compongono il finanziamento erogato dal creditore alla somma del valore attuale di tutte le rate di rimborso.

(1.000,00- 50,00) = (550/(1+i)^(12/12))+(550/(1+i)^(24/12))

950 = (550/(i+1))+(550/(1+i)^2)

i= 10,35% (per un numero esatto considerare anche eventuali ulteriori decimali oltre le due cifre

Sostituendo “i” all’equazione con il valore 10,35%, otterremo 950 Euro ovvero l’importo effettivamente finanziato.

Quanto è importante il TAEG nei contratti? Cosa comporta la sua mancanza?

La completa assenza dell’indicatore comporta un grave difetto del contratto in quanto tale parametro è tipico dei contratti come indicato dal legislatore:

Art. 9 delibera CICR 04/03/2003

al contratto è unito un documento di sintesi delle principali condizioni contrattuali, redatto secondo i criteri indicati dalla Banca d’Italia. La Banca d’Italia individua le operazioni ed i servizi per i quali, in ragione delle caratteristiche tecniche, gli intermediari sono obbligati a rendere noto un indicatore sintetico di costo comprensivo degli interessi e degli oneri che concorrono a formare il costo effettivo dell’operazione per il cliente

Il Tribunale di Napoli con sentenza n. 7779/2015 pubblicata il 25/05/2015 ha stablito che:

[…]L’evidenziata carenza determina la nullità del contratto, perché l’articolo 117 comma 8 TUB, nella formulazione applicabile ratione emporis alla fattispecie in esame, stabilisce espressamente che “La Banca d’Italia d’intesa con la CONSOB può prescrivere che determinati contratti o titoli, individuati attraverso una particolare denominazione o sulla base di specifici criteri qualificativi, abbiano un contenuto tipico determinato. I contratti e i titoli difformi sono nulli. Resta ferma la responsabilità della banca o dell’intermediario finanziario per la violazione delle prescrizioni della Banca d’Italia adottate d’intesa con la CONSOB”.
La norma appena richiamata consente, quindi, di ritenere che, quando il contratto presenta un contenuto difforme da quello che, relativamente a determinate categorie di operazioni è prescritto dalla Banca d’Italia, esso soggiace alla previsione di nullità.
Pertanto, poiché le istruzioni di vigilanza, adottate dalla Banca d’Italia sulla base del potere ad essa conferito dal medesimo articolo 117, impongono che i contratti di mutuo riportino il valore dell’ISC, la carenza di tale indicazione determina la nullità del contratto, anche se, come nella specie, siano esposti gli elementi che concorrono alla determinazione di tale parametro.
Peraltro, siccome il calcolo dell’ISC non consiste in una semplice somma algebrica di fattori riportati nel contratto, ma impone di fare riferimento alla formula per la determinazione del TAEG e, quindi, ad un elemento che non è in alcun modo desumibile dal contratto, ma risulta solo dalle istruzioni dettate dall’organo di vigilanza delle banche, l’omessa indicazione dell’ISC priva in concreto il cliente della possibilità di conoscere tale parametro, in chiara violazione delle finalità di trasparenza perseguite dalle richiamate istruzioni
della Banca d’Italia.[…]

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