La funzione del curatore in un fallimento Sono fallito, come mi comporto?

Più volte mi è capitato di sentire persone non aver chiarezza sulla posizione del curatore all’interno del fallimento. Ultimamente anche la televisione più volte ha toccato l’argomento. Cercherò di illustrare la sua figura brevemente e soprattutto in un linguaggio poco tecnico per essere chiaro ai lettori.

Innanzitutto è importante comprendere che svolge le sue funzioni in veste di pubblico ufficiale ed in quanto tale ha “oneri ed onori”.

La sua figura si può considerare a tutela dei creditori e dello stato (inteso come sistema economico), per i quali dovrà cercare di liquidare l’azienda e ricavarne il maggior attivo possibile, oltreché valutare eventali responsabilità del fallito nell’attività svolta durante la sua amministrazione dell’azienda.

È importante sottolineare la funzione del fallimento, oltreché quella del curatore ovvero eliminare dal sistema economico un’attività che danneggia l’economia. Infatti ricordiamoci che un’azienda che non riesce a fatturare ricavi, è possibile liquidarla e quindi chiuderla pagando ogni debito. Al fallimento si giunge generalmente quando si prosegue un’attività economica in perdita, in crisi di liquidità e che non riesce ad assolvere le proprie obbligazioni. Alché un creditore propone un’istanza di fallimento che avvia una procedura di valutazione della stessa.

Quindi il fallito (parola che con la riforma Rordorf scomparirà) come si deve comportare?

In totale onestà deve seguire quanto richiesto dal curatore, collaborare con lo stesso, consegnare le scritture contabili, le posizioni aggiornate, i bilanci depositati e quanto generalmente richiesto (ovvero quanto indicato dalla normativa fallimentare). Specifico che il curatore esercita la sua figura di pubblico ufficiale ed in quanto tale deve redarre ed indicare in relazione art. 33 L.F. eventuali anomalie dell’attività. Se la crisi fosse dovuta a fenomeni esterni (ad esempio crisi del mercato), sicuramente non sarete premiati, ma responsabilità personali sono difficilmente ravvisabili. Se al contrario l’azienda fosse andata in fallimento perché avete sottratto dell’attivo, magari a fini personali, i rischi di azioni di responsabilità sono concreti.

Sono fallito, mi devo preoccupare?

Premesso che un fallimento è sempre spiacevole, se non si è fatto nulla in frode ai creditori e si hanno le scritture contabili in ordine, no. Se si è tenuta male la contabilità o si sono fatti atti in frode ai creditori, sì.

La contabilità è un documento importantissimo in un’azienda, sia per gestirla sia per poter documentare (anche a distanza di anni) come ci si è comportati in determinate situazioni.

Il mio consiglio è di seguire le indicazioni/richieste del curatore, farvi seguire da un Vostro professionista nella procedura (questo anche per meglio comprendere cosa sta accadendo e comunque tutelarvi).

L’ultimo suggerimento è quello di evitare il fallimento, valutando per tempo la liquidazione dell’attività, pagando tutti i creditori (con accordi di vario genere) e definendo tutto senza lasciare spazi a fraintendimenti o contestazioni.

Quando avete sentore di crisi, chiamate un professionista per una valutazione della propria attività, potrebbe evitarvi parecchie notte insonni.

 

 

 

 

 

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Laureato in Scienze dell'Economia all'Università degli Studi di Milano Bicocca mi sono poi abilitato all'esercizio della professione di Dottore Commercialista. Appassionato di informatica ed in generale dei numeri, amo scrivere e raccontare su queste pagine del blog novità, informazioni e quanto utile ai miei clienti ed in generale al web.

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