La depenalizzazione 08/2016 e i contributi INPS dipendenti quota datore di lavoro Il reato, la sanzione amministrativa INPS e la rateazione degli stessi

Il mancato pagamento dei contributi dipendenti all’INPS per la quota a carico del datore di lavoro e per cui lo stesso è intermediario tra l’ente previdenziale ed il personale a contratto costituisce fattispecie di reato.

Il denaro versato all’INPS da parte del datore di lavoro è di proprietà del dipendente ed in quanto tale non può essere trattenuto (illecitamente) dal datore di lavoro.

Tuttavia a seguito della crisi l’INPS con la circolare 106/2010 ha permesso ai datori di lavoro in crisi di RATEIZZARE tale importo e pagarlo dilazionato nel tempo. La stessa circolare specifica però che il reato sussiste e quindi lo stesse ente ha il compito di notificare in procura il reato e procedere con il processo penale a carico del datore di lavoro per QUALSIASI importo non pagato (Anche solo 50 Euro).

Personalmente vedo i due punti un po’ in contrastro. È sì vero che il datore di lavoro ha trattenuto delle somme non sue, ma è anche vero che siamo in una crisi (evidenziata dallo stesso ente) e che il datore di lavoro sta versando il mancato pagamento.

Nel 2016 e conseguentemente alla forte crisi degli ultimi anni è stato emesso un D. Lgs 08/2016 che prevede una depenalizzazione su tale casistica. IL D.Lgs. in questione inserisce un limite: 10.000 Euro annui. Se si supera tale soglia il reato è denunciato se non si supera tale valore si incorre in una sanzione amministrativa (ulteriore alle dirette sanzioni sugli importi non pagati per i contributi quota dipendenti).

Da tutto questo ne deriva che nel caso in cui un datore di lavoro non versi le quote a suo carico per i suoi dipendenti, l’INPS provvederà ad emettere un avviso di addebito per l’intero importo, se non sarà pagato sarà emesso un avviso di sanzioni amministrativa o addirittura un avviso in procura. Nel caso in cui si voglia rateizzare l’importo, sarà eseguita, ma non avrà influenza dal lato del reato che sussiste e sarà segnalato in procura se si tratta di importi superiori a 10.000,00 e in sanzioni amministrative se si tratta di importi inferiori a 10.000,00 Euro.

Personalmente giudico la questione un po’ in contrasto, da una parte si permette di regolarizzare il contributo a rate, comprendendo il momento di crisi e dando la possibilità al datore di lavoro di pagare e regolarizzarsi, dall’altra lo si condanna ad un processo penale. Comprendo la forma giuridica della questione, ovvero l’avvenuto reato, ma ne evidenzio anche alcune problematiche.

Libretto famiglia: cos’è e come funziona Alcune veloci informazioni per capire lo strumento

Qualche giorno fa abbiamo parlato dei nuovi “Voucher” per le prestazioni occasionali. Quest’ultimi sono dedicati ad operatori business del mercato. Per chi invece è un classico consumatore, senza partita IVA e quindi senza attività d’impresa, il legislatore ha dedicato il “Libretto famiglia”.

Per accedere a questo strumento non sono previsti adempimenti burocratici, se non quello di iscriversi al portale dell’INPS ( adempimento gratuito), visto che l’intera operazione è effettuata via web.

Il libretto famiglia è composto da titoli pari a 10 Euro e copre un’ora lavorativa. Tale compenso è da scomputare come segue:

  • 8 Euro al lavoratore come compenso;
  • 1,65 Euro all’INPS per la contribuzione IVS Gestione Separata;
  • 0,25 Euro all’INAIL per il premio assicurativo;
  • 0,10 Euro per il finanziamento degli oneri gestionali.

Per utilizzare il libretto famiglia è necessario che non abbiate alcuna attività o meglio che siate qualificati come persone fisiche NON titolari di partita IVA e quindi che non esercitiate alcuna attività professionale o d’impresa.

Esistono alcuni limiti all’utilizzo di tale “libretto famiglia”:

Nel singolo rapporto utilizzatore – prestatore non si può eccedere il compenso di 2500 Euro annuo.

Nel totale dei rapporti tra utilizzatore vs differenti prestatori non si può eccedere il compenso di 5.000 euro annuo.

Nel totale dei rapporti tra prestatore vs differenti utilizzatori non si può eccedere il compenso di 5.000 Euro annuo.

Quindi per spiegarlo con parole ancora più semplici, faccio un esempio: Leggi tuttoLibretto famiglia: cos’è e come funziona Alcune veloci informazioni per capire lo strumento

PrestO – il contratto di prestazione occasionale I nuovi voucher INPS

Aboliti i vecchi voucher INPS, è stata introdotta con il DL 50/2017 una nuova normativa a regolare le prestazioni lavorative occasionali.
Innanzitutto è stato fatto uno spartiacque tra le prestazioni occasionali per attività economiche e le prestazioni occasionali per le persone fisiche non nell’esercizio di attività imprenditoriale o professionale:
In questo articolo voglio brevemente trattare la prima forma, ovvero il contratto di prestazione occasionale nelle attività economiche.
Per iniziare a usufruire dello strumento è necessario registrarsi entrambi (datore e prestatore) sulla piattaforma INPS. Attraverso questo strumento sarà quindi possibile effettuare i pagamenti, comunicare l’avvenuto accordo e operare in trasparenza.
Attenzione ai limiti d’importo massimi per il suo utilizzo:
  • 2500 Euro: singolo utilizzatore – singolo prestatore,
  • 5000  Euro: singolo utilizzatore – multipli prestatori
  • 5000 Euro: singolo prestatore – multipli utilizzatori
Attenzione ai limiti per l’utilizzo di tale strumento lavorativo:
  • Il datore di lavoro non deve aver utilizzato nell’anno precedente più di 5 lavoratori subordinati a tempo indeterminato;
  • Non è utilizzabile nell’edilizia,nell’attività di escavazione o di lavorazione di materiale lapideo, nelle imprese del settore delle miniere, cave e torbiere, nell’ esecuzione di appalti di opere o servizi ed infine nelle attività agricole con eccezione per le attività lavorative rese dai soggetti a rischio di esclusione sociale elencati nel comma 8, art. 54 bis, legge 21 giugno 2017, n. 96 purché non iscritti nell’anno precedente negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli;
  • Il compenso non può mai essere inferiore a 9 euro l’ora con un minimo di 4 ore giornaliere (limite di 36 ore giornaliere) a cui è necessario aggiungere 33% di INPS gestione separata, 3,5% INAIL e 1% di oneri inps per  la gestione.
  • Il limite massimo di utilizzo è quantificabile in 280 ore annue con alcune eccezioni per il settore agricolo.

Cosa succede se supero i limiti orari o di compenso?
Il rapporto di lavoro si trasforma a tempo pieno e indeterminato (Art. 54 bis c. 20  DL 50/2017).

Vi lascio quindi alla  pagina dedicata dell’INPS
Per qualsiasi dubbio, potete scrivermi nei commenti a seguire.